La Santa Messa del 31 marzo apre il mese dedicato all’autismo
Ci sono momenti che non hanno bisogno di essere raccontati con grandi parole.
Momenti che si comprendono nel silenzio, negli sguardi, nella presenza.
Il 31 marzo, la Cooperativa Sociale Giovamente ha vissuto uno di questi momenti: la Santa Messa che, ogni anno, apre simbolicamente il mese di aprile, dedicato alla consapevolezza sull’autismo, accompagnato dall’hashtag #NonSoloIl2Aprile2026.
Non è solo un appuntamento.
È un rito collettivo.
È un modo per fermarsi, respirare e ricordare perché si fa tutto questo.
Un momento di comunità
Nella Chiesa del Gesù Redentore di Salerno, famiglie, operatori, ragazzi, educatori e amici della cooperativa si sono ritrovati insieme. Non come singole storie, ma come comunità.
Una comunità fatta di percorsi diversi, spesso complessi, a volte faticosi, ma uniti da un filo invisibile: la scelta quotidiana di esserci.
La celebrazione è stata presieduta da Don Roberto Faccenda, che attraverso parole semplici e dirette ha saputo toccare corde profonde, restituendo senso e valore a ciò che ogni giorno viene vissuto nei servizi, nelle famiglie e nelle relazioni.
Genitori del ventre e genitori del cuore
Uno dei passaggi più intensi dell’omelia ha riguardato il significato dell’essere genitori.
Don Roberto ha proposto una riflessione tanto semplice quanto potente:
si può diventare genitori in due modi.
Ci sono i genitori del ventre, e ci sono i genitori del cuore.
E se i primi lo diventano in un attimo, i secondi lo diventano ogni giorno, attraverso scelte, gesti, rinunce, presenza.
Essere genitori del cuore significa costruire una relazione, non darla per scontata.
Significa imparare a conoscere, accogliere, comprendere.
Significa restare, anche quando è difficile.
Fragili, ma preziosi
Un’altra immagine evocata durante l’omelia ha colpito profondamente:
i figli descritti come “vasi d’argilla tra vasi di ferro”.
Un’immagine delicata, quasi poetica, che racconta la fragilità, ma anche il valore.
In un mondo spesso veloce, duro, poco disposto ad aspettare, queste fragilità rischiano di essere non comprese, o peggio, silenziate.
Eppure, è proprio lì che nasce la responsabilità degli adulti:
proteggere senza chiudere, accompagnare senza forzare, sostenere senza giudicare.
Non zittire, ma accogliere
Tra i passaggi più diretti e autentici, Don Roberto ha toccato un tema molto concreto:
il fastidio che spesso nasce nei confronti di chi “disturba”, di chi esce dagli schemi, di chi non rientra nei comportamenti attesi.
E ha ribaltato completamente il punto di vista.
Non sono i bambini a creare disagio.
Ma lo è, piuttosto, quella cultura che chiede silenzio, ordine, normalità a tutti i costi.
Quella che dice “shhh”, che invita a contenere, a reprimere, a nascondere.
In quel momento, il messaggio è diventato chiaro:
accogliere significa permettere di essere, non chiedere di adattarsi a forza.
Non rinnegare: esserci ogni giorno
Richiamando il Vangelo, con il racconto del tradimento e del rinnegamento, Don Roberto ha offerto una chiave di lettura intensa e concreta.
“Non rinnegare” non è un concetto astratto.
È una scelta quotidiana.
È nello sguardo di un genitore che sorride nonostante la fatica.
È nella presenza costante, anche quando le risposte non arrivano subito.
È nel continuare a credere, anche nei momenti più difficili.
Essere presenti è già un atto d’amore.
L’amore che non giudica
Tra i momenti più toccanti, anche un racconto semplice, ma profondamente significativo.
La storia di un bambino che, per paura o fragilità, compie un errore.
E di un maestro che sceglie di non esporlo, di non umiliarlo, di non trasformare quell’errore in un’etichetta.
Un gesto educativo potente, capace di lasciare un segno per tutta la vita.
Perché – come è stato ricordato –
l’amore non guarda con gli occhi, ma con il cuore.
E quando si guarda con il cuore, si sceglie di comprendere, non di condannare.
Un inizio che è già percorso
La Santa Messa del 31 marzo non è solo l’inizio di un calendario di eventi.
È l’inizio di uno sguardo.
Uno sguardo più attento, più consapevole, più umano.
Il mese di aprile porterà incontri, iniziative, momenti pubblici, occasioni di confronto.
Ma tutto parte da qui: da una riflessione condivisa, da un’emozione vissuta insieme, da una comunità che si riconosce.
Non solo il 2 aprile
La Giornata Internazionale per la Consapevolezza sull’Autismo, il 2 aprile, rappresenta un momento importante.
Ma non può bastare.
Perché l’inclusione non è una celebrazione.
È un processo.
È una responsabilità quotidiana.
Per questo la Cooperativa Sociale Giovamente continua a ribadire un messaggio chiaro:
#NonSoloIl2Aprile2026
Non un giorno.
Ma un impegno continuo.
Non un evento.
Ma una scelta.
Ogni giorno.





















